Hai mai vissuto un momento in cui tutto era perduto e non avevi più niente da perdere?

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Hai mai vissuto un momento in cui tutto era perduto, ti sei sentito “con il culo per terra” e E NON AVEVI PIÙ’ NIENTE DA PERDERE?

In quel momento l’ego sembra dissolversi e la mente non ha più appigli, la realtà perde i suoi contorni e tutto sembra bellissimo e coloratissimo ma anche orribile e doloroso.

In uno di quegli istanti ho compreso che funzione ha l’ego.

Mi difende!

Da cosa?

Non posso sentire tutto insieme, tutto il dolore di bambino che sono stato e il piacere che ho vissuto e che vivo in questo istante! Sembra di impazzire ed  è semplicemente troppo.

L’ego ha bisogno così di identificarsi con delle cose, con dei ruoli e con questi ci gioca e ci permette di prendere contatto con i nostri dolori veri e anche con la meraviglia della vita ma un po’ per volta.

È aiutato, in questo, dal lavoro della mente razionale che si occupa di catalogare; in fondo, si tratta di un’etichettatrice che dà un nome alle cose, un po’ come faceva Adamo nella Genesi. Ogni cosa che la mente incontra e che nel corpo produce una tempesta di emozioni,  viene categorizza, messa in un cassettino con il nome sopra.

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Facciamo un esempio.

La scena di fronte a me: una mamma che picchia il figlio ai giardini, lui piange arrabbiato e vedo i suoi occhi che sembrano disperati e noto quelli della mamma e anche lei sembra disperata.  La scena mi fa male, sento lo stomaco che brucia e ho dolore. La mente interviene dicendo che è una mamma violenta e che esiste la necessità di educare le mamme; oppure quella mamma ha ragione perché i figli vanno puniti quando serve!

Non è importante il contenuto ma l’effetto! E’ fondamentale chiudere l’esperienza in un contenitore, dargli un senso (che ovviamente è una miniatura del mondo di emozioni risvegliate in noi), un nome, un GIUDIZIO. Finché magari un giorno trovo lo spazio per sentire il MIO DOLORE, cosa risveglia in me quella scena e lascio la dignità agli altri di vivere i loro dolori e le loro esperienze. Solo così posso tornare RESPONSABILE di me, della mia esperienza e del mio mondo interiore.

L’ego sta perdendo forza ma non è più un nemico come a volte lo percepiamo ma un alleato che ora è autorizzato a abbassare gli scudi perché sono grande abbastanza per percepire il dolore di quel bambino che magari si è sentito umiliato con il suo babbo nella stessa maniera 50 anni fa.  Solo adesso quel dolore lo posso sentire davvero e integrare.

Il mondo esterno è un’occasione meravigliosa per tornare a noi stessi e per prenderci la responsabilità della nostra vita.

Marco Meini

 

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