Ti senti soffocare quando qualcuno ti è davvero vicino? Come vivi il contatto diretto?

Ti capita di sentire il cuore chiuso, un’incapacità di provare vera vicinanza, contatto con l’altro, magari con il tuo partner o addirittura con i tuoi figli? Molto spesso colui che si accorge di avere questa difficoltà, se ne fa una colpa quindi si sforza di essere gentile e affettuoso per poi realizzare che i suoi rapporti non sono soddisfacenti né per lui né per chi ha accanto.

Qualcun altro si sente incapace di vivere piacevolmente la relazione e si rassegna indurendosi o distraendosi con il lavoro come anche incolpando l’altro di non essere gentile, sensuale o attento e mille altri giudizi.

Forse percepisci che avresti una spinta innata e biologica a cercare il contatto vero ma che questa possibilità ti è preclusa per qualche motivo.

Come mai vivi questa difficoltà? 

Sperimentiamo il piacere di nutrirci del contatto, e la totale fiducia nell’altro, nella relazione con la mamma da neonati ma spesso le prime fasi di questo incontro tra madre e figlio sono disturbate con la loro separazione in un parto ospedalizzato. A rinforzare questa ferita da contatto si aggiungono altri comportamenti assolutamente anti biologici:

Pensa a quanti bambini vengono “educati” a stare nella loro cameretta da soli perché i genitori, non riuscendo a fidarsi del loro istinto, si fanno convincere che viziare il figlio facendolo stare nel lettone lo renderà debole. In realtà, quello che accade al piccolo, è che per sopravvivere ad una situazione che non è prevista dalla natura e cioè una separazione precoce dal contatto con il corpo dei genitori, piange nella sua camera per attirare la loro attenzione ma alla fine, impara a rassegnarsi e questa rassegnazione entra nelle sue cellule diventando un sentire di fondo.

Questi sono solo due esempi ( ma potrei parlare di svezzamento precoce, allattamento ad orari fissi invece che al bisogno del bambino, uso continuo del passeggino o culla invece del contatto pelle a pelle ecc…) dei traumi che probabilmente hai vissuto in un periodo in cui eri totalmente indifeso e dipendente.

Queste esperienze inevitabilmente ti hanno segnato e rappresentano una ferita aperta legata al contatto vero, una ferita che fa molto male, anche in età adulta quando ti avvicini davvero a qualcuno.

Come puoi cambiare questo schema difensivo e automatico che ti porta a sentirti soffocare quando qualcuno ti è davvero vicino?

Cominciando a trattare con amore e dolcezza quel bambino solo, spaventato e sicuramente arrabbiato che c’è in te, concedendoti gradualmente di sentire quanto è grande il dolore congelato nel tuo corpo. Forse può esserti utile farti accompagnare in questo viaggio di ritorno a te, un viaggio in cui potrai ricontattare il tenore delle ferite emotive impresse nel tuo corpo ma anche la vitalità che hai dovuto spegnere per sopravvivere.

  • Marco Meini
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